Mattaiano

Sul colle di Mattaiano, a sud di Borzano in località “Vedetta” (450 mt), oltre tremila anni fa  si dice sorgesse un’ara sacrificale votiva al dio Giano, nume tutelare della pace e della guerra. Su questa altura si offrivano le vittime a Giano bifronte, vitelli e tori, alla presenza di innumerevoli schiere delle popolazioni pagane della zona, che lassù salivano per invocare la pace e il benessere sulle loro tribù. Non esistono in tal senso documentazioni a conferma di questa mitica diceria popolare, ma alcune considerazioni potrebbero avvalorare questa ipotesi. I nomi di questi colli hanno una analogia che non è casuale e la desinenza comune ano si ripete in molte località del nostro territorio ancor oggi in uso.

            Etimologicamente, il nome Mattaiano deriva dal latino mactare Jano – sacrificare a Giano – così come Scandiano da scandere Janum, recarsi a Giano; Viano = via Janum, via che conduce a Giano; Regnano da regnum, Regno di Giano. Si crede che anche a Fondiano (fonte di Giano), nei pressi di Regnano, sorgesse una fonte sacra al dio pagano.

            In quel che rimane del vicino castello di Borzano, all’interno dell’antica chiesetta parrocchiale dedicata a S. Giovanni, negli anni ottanta del secolo scorso è stata scoperta casualmente nel pavimento, sotto l’altare, una grossa pietra di enormi dimensioni (cm 160x80x20). Il monolite, in arenaria non locale, presenta una strana canaletta scavata a mo di cornice sui due lati, terminante in una piccola tazza di raccolta. Questa pietra potrebbe essere la stessa  descritta nella leggenda per i sacrifici sul monte. La vicinanza dei due luoghi infatti far pensare all’antico altare sacrificale da cui nasce la leggenda.

            Su questo colle di Mattajano, come simbolo predestinato dalla storia, sorse poi nel settecento un’Accademia letteraria, come detto in altra parte, nella quale si riunivano il Vallisneri, lo Spallanzani e altri studiosi per incontri letterari. All’interno di questo modesto stabile, che ancora oggi esiste circondato da cavalli allo stato libero, è dipinto lo stemma e una scritta che ricorda e tramanda l’antica leggenda “…mactabitur victima Jano