ISOTTA E MUSSINA

libro-e-candelaNarra, un’antica leggenda, che il capo delle guardie del Castello dei Manfredi in Borzano, certo Ramorra, un giorno passeggiando a cavallo lungo i sentieri che portano al Cavazzone, incontrò Isotta, una pastorella che spingeva al pascolo un branco di agnelli, mentre coglieva fragole e mirtilli, attenta a non sciupare il suo abito nei rovi delle siepi. Ramorra, vista la bella ragazza, fermò il destriero e le chiese compagnia, ma ella rifiutò sdegnata. Saputo che la donna era prossima alle nozze con Lippo da Montericco, il capo delle guardie, con un tranello, di lì a poco la trasse prigioniera al Castello, ove la fece rinchiudere in una sala della torre che guardava il burrone. L’ira di Lippo, alleato coi giovani del suo paese, non tardò a divampare. Aiutato da una guerriera misteriosa di nome Mussina che abitava entro una grotta ai piedi del maniero, Lippo penetrò nel Castello  e violò la prigione della sua bella riuscendo ad evadere con lei dalla fortezza. Dato l’allarme nella corte, furono sguinzagliati gli arcieri del Duca, per rincorrere  i due innamorati che nel frattempo si erano rifugiati entro la vicina grotta ove Mussina preparò loro una modesta cena col latte di capretta. Lippo lasciò ben presto la tana e riparò a Montericco con la speranza che anche Isotta lo avrebbe prima o poi raggiunto. Ma quel giorno non venne mai. Di Isotta e Mussina nessuno seppe più nulla e sul loro mistero fiorirono leggende. Diversi scrittori dell’ottocento come il Veneri e il Terrachini narrano versioni contrastanti. La fantasia vuole immaginare Isotta, in una notte di luna, coronare il suo sogno con Lippo e poi fuggire su un carro verso il regno dei sogni, portando con se l’amica Mussina nel mondo della luce dove non si invecchia mai. E’ così che la leggenda della Mussina ritorna sempre nuova e gentile, e i vecchi di Borzano la tramandano tuttora ai loro nipoti con malcelata fierezza, memori che la virtù e la bontà possano ancora riportare l’uomo agli ormai perduti paradisi terrestri