Cenni storici

Sui colli di Albinea, l’uomo si era installato da tempo immemorabile. Anticamente la pianura padana era un immenso e pericoloso acquitrino e la fascia collinare si presentava la più idonea per permettere l’insediamento di piccole comunità e un sicuro rifugio, tra la instabilità geologica della montagna e le insidiose variazioni del letto del Po.

La parte “Preistorica”, che vede la testimonianza nei nostri terreni arati di manufatti litici di vari periodi, dal Paleolitico al Bronzo, alla colonizzazione Romana, è trattata in altre pagine di questa pubblicazione. Noi partiremo per un breve riassunto dalla “Storia”; da quando cioè l’uomo, attraverso la scrittura,  lascia documenti certi la cui lettura anche a distanza di tempo scandisce la successione degli eventi.

Dopo la caduta dell’Impero Romano un lungo e buio periodo segnato dalle ondate di invasioni straniere, culminate con quella degli Ungari nel IX secolo, determina il processo di formazione di diversi insediamenti autonomi sui colli. I casali e le ville romane di Albinea vengono abbandonati e distrutti, si spopolano le campagne e la vita civile tende a contrarsi entro piccoli borghi fortificati, arroccati sulle alture attorno alle prime chiese sorte dopo la lenta diffusione del cristianesimo. E qui compare il primo importante documento scritto dall’Imperatore Ottone II il quale conferma, in data 14 ottobre 980, in un elenco con altre pievi della provincia, anche la “ Pieve e Corte di Albinea” al Monastero di S. Prospero di Reggio. Questa pergamena, conservata nell’Archivio di Stato di Modena, testimonia che la Pieve era già esistente anche al tempo degli Imperatori dei secoli precedenti. 

Da questo momento iniziano le donazioni e gli accorpamenti di proprietà che formeranno il patrimonio ecclesiastico della diocesi. Successivamente, nel 1244 il Vescovo di Reggio, Guglielmo Fogliani, stabilisce qui la sua residenza abbandonando Reggio a seguito di contrasti coi nemici ghibellini. Nel 1277 il vecchio Forte è restaurato e diventa Castello. Il Vescovo lo abiterà fino alla sua morte avvenuta nel 1283.

Anche i fortini di Montericco e Borzano, pur avendo storie diverse, passano nel 1243 alla potente famiglia reggiana dei Fogliani, imparentata con il Papa Innocenzo IV. Alla fine del secolo però, Reggio cade sotto il potere degli Estensi, già signori di Modena e Ferrara, di conseguenza anche le proprietà di Montericco e Borzano passano a loro. Per Albinea dovranno passare altri anni e, nel 1375, anche Albinea cede e passa  agli Estensi che ne rimarranno proprietari per secoli.

Non potendo il Duca di Modena gestire direttamente questi territori incarica di questo compito la nobile famiglia reggiana dei Conti Manfredi, già fedeli ai Canossa, che per più di tre secoli, dividendosi in diversi rami, gestiranno e difenderanno i castelli fino all’estinzione del casato nel 1736. L’ultimo discendente, Ippolito si fa prete e Almerico e Giovanni muoiono senza lasciare eredi.

Finita la dinastia Manfredi, di cui la Chiesa di Albinea ne conserva le spoglie in un altare a loro dedicato, nel 1738 il Duca Francesco III d’Este investe il Marchese Alessandro Frosini dei Feudi di Albinea, Borzano, Montericco e Mucciatella con facoltà di godere delle rendite del feudo, concedere o proibire la caccia, curare le Chiese parrocchiali, eleggere giudici e notai e gestire  le acque dell’antico canale d’Albinea. Questo canale artificiale, che prendeva l’acqua dalla riva destra del Crostolo nei pressi di Corticella a Puianello, era stato fatto costruire dal Vescovo di Reggio Pietro degli Albriconi nel 1188 per portare acqua alle terre dei Canonici nei loro poderi di Campolungo ove esisteva anche una chiesetta dedicata a S. Maria (oggi via Romesino e Rivalterlla), e far andare i mulini della Curia dislocati a Botteghe, Capriolo e Canali dove l’acqua, finita la sua “energia”, rientrava poi nel Crostolo. 

L’organico militare del feudo è comandato da un Capitano eletto dal feudatario. L’esercito è così composto: per la Compagnia di Albinea e Montericco da 11 Ufficiali e 135 soldati, per Mucciatella e Borzano 13 Ufficiali e 195 soldati. Alla fine del secolo però, il tumulto napoleonico sconvolge l’ordinamento militare e le consuetudini mondane estensi. Soppressi i Feudi tutti i beni vengono incamerati dal governo rivoluzionario francese in Modena. In questi anni si alternano le brevi Repubbliche che interessano il Dipartimento di Reggio o del Crostolo nelle quali i piccoli comuni vengono sballottati nei vari Distretti secondo accordi o convenienze del momento.

Troviamo Albinea nella Prima Repubblica Cisalpina (17 luglio 1797 – maggio 1799) che è capoluogo del 15° Cantone con 2060 abitanti. Successivamente viene aggregata al comune di Reggio (1805) poi al Dipartimento di Vezzano (1808). Dopo la restaurazione Estense le tre frazioni di Montericco, Borzano e Albinea vengono associate al Comune di Scandiano dal quale si rendono autonome nel 1859. Il 16 aprile 1860 nasce il nuovo Comune di Albinea, primo Sindaco è il Prof. Cosmo Cosmi discreto pittore e ottimo ritrattista.         

Per secoli l’economia del territorio di Albinea si era formata sull’agricoltura grazie alle particolari condizioni climatiche che rendevano le colline fertili, redditizie e anche luogo tranquillo di residenza e di villeggiatura. Le proprietà terriere, che fino all’ottocento erano in maggior parte ecclesiastiche, passano a nuovi proprietari, in genere ricchi imprenditori reggiani che, oltre a sfruttare il redditizio terreno, costruivano qui la propria residenza. Sono infatti più di ottanta le ville sparse sulla collina o nella prima pianura. Alcune di queste conservano memorie storiche legate a personaggi famosi come Giuseppe Mazzini che nel 1831, al tempo della Giovane Italia, soggiornò presso la sua compagna-amante Giuditta Sidoli Bellerio a villa Sidoli di Botteghe (attuale Villa Rossi-Crotti), Ludovico Ariosto che visse alcune periodi di villeggiatura, in gioventù, nella casa della madre Daria Malaguzzi Valeri a Montejatico sotto alla Chiesa di Albinea.

A Cà del Vento l’ambasciatore del Regno d’Italia Alberto Pansa, che aveva sposato la bellissima e giovanissima Contessa Maria Gigli Cervi, costruì alla fine dell’ottocento, un pseudo-Castello dopo le tappe della sua brillante carriera che lo vide ambasciatore di tre Re, a Costantinopoli, Budapest, Pechino, Londra e Berlino. Anche Lazzaro Spallanzani, il Vallisneri, lo storico Affò, il Pergolotti, si incontravano nell’”Accademia degli Scemati” a Mattajano di Borzano. Questa Accademia riuniva, allo scemar della luna da cui prese il nome, in un fabbricato rustico ancora esistente, i letterati di Scandiano e Albinea  per declamare le sorti del teatro, della musica, delle arti come era di moda tra gli scienziati e le persone colte del ‘700.

Un altro personaggio eccellente che visitò i nostri luoghi fù Antonio Allegri detto il Correggio che frequentò la Chiesa di Albinea per dipingervi una Madonna su ordine del Parroco Giovanni Guidotti nel 1517. A Montericco i Conti Toschi della famiglia del famoso Cardinale, candidato papa nel Conclave del 1605, erano proprietari di parte del Castello, la cui Giurisdizione arrivava fino alla Chiesa della Madonna dell’Oliveto, antica parrocchiale di Montericco. Altre famiglie importanti sono state i Conti Cassoli, Ottavi, Trivelli, Ruggeri, Calvi, gli Sforza, i Tacoli, Filippo e Antonio Re che costruirono sulla fine del settecento il castello detto “Il Più Bello”, il Barone Franchetti, Giovanni Crocioni e tanti altri che hanno portato lustro, fama  nonchè lavoro e benessere per i residenti delle nostre amate colline di Albinea